NOTES | Le criticità del calcio italiano e il singolo caso Parma

Criticità croniche: bastano queste due parole per inquadrare con precisione assoluta lo stato del calcio professionistico italiano negli ultimi 40 anni. 

La fotografia scattata dalla prima relazione annuale della Commissione indipendente per la verifica dell’equilibrio economico e finanziario delle società sportive professionistiche, racconta un calcio italiano alle prese con problemi strutturali che affondano le radici da almeno quarant’anni. Una fragilità cronica che non riguarda soltanto Serie B e Serie C, ma investe l’intero sistema, compresa la Serie A.

Il dato più eclatante riguarda i fallimenti e le esclusioni dai campionati professionistici: tra la stagione 1986-87 e la stagione 2025-26 sono state 209 le società non ammesse (o rinunciatarie all’iscrizione) e 9 quelle escluse a stagione in corso, a causa di gestioni finanziarie insostenibili, debiti crescenti o fallimenti. Tra questi 218 casi, la maggioranza riguarda la Serie C (200 casi, 91,7%), mentre minore è l’impatto sulla Serie B (17/7,8%) e sulla Serie A (1/0,4%). Il Parma è l’unico club di A ad essere fallito (2015). 

La relazione evidenzia inoltre come il fenomeno non sia episodico ma ricorrente. Sono infatti 49 le società professionistiche che, nell’arco del periodo analizzato, sono fallite da due a sei volte. Un dato che descrive un sistema incapace di correggere le proprie debolezze e caratterizzato da continui cicli di dissesto finanziario, rifondazione e nuove crisi.

Accanto ai fallimenti, emerge una situazione economica tutt’altro che rassicurante anche ai vertici del movimento. Secondo l’analisi della Commissione, il 45% dei club di Serie A presenta condizioni di fragilità o tensione economica. Soltanto il 20% delle società può essere considerato economicamente solido, mentre molte altre dipendono dalle plusvalenze o vedono i ricavi assorbiti quasi interamente dai costi di gestione e dalla struttura finanziaria.

A certificare il disequilibrio è anche il rapporto medio tra costi operativi e ricavi, attestato al 108%: in sostanza, il sistema continua a spendere più di quanto incassa.

In questo quadro generale trova spazio anche una riflessione che riguarda da vicino Parma. Se la relazione racconta decine e decine di crisi societarie distribuite lungo quattro decenni di calcio professionistico, il Parma Calcio rappresenta un caso unico tra i club che oggi militano stabilmente o hanno militato recentemente in Serie A. Il fallimento del 2015, culminato con l’esercizio provvisorio e la successiva rinascita dal campionato di Serie D, resta infatti una delle pagine più complicate della storia recente del calcio nostrano.

Un evento che ha segnato profondamente la città e la tifoseria gialloblù, ma che allo stesso tempo ha dato vita a un modello di ricostruzione, facendo affidamento sulle forze economiche e imprenditoriali del proprio territorio. Nel giro di soli 3 anni (record) il Parma è riuscito a risalire dalla Serie D alla Serie A, ritrovando stabilità societaria ma non certo la sostenibilità economica.

La relazione della Commissione conferma, dunque, come le criticità economiche non rappresentino emergenze occasionali, bensì problemi cronici del sistema calcio italiano. I numeri raccontano una lunga storia di indebitamento, fallimenti, esclusioni e fragilità gestionali che attraversa oltre quattro decenni. E in questo contesto il fallimento del Parma, unico caso che ha coinvolto una società oggi presente in Serie A e con una consolidata tradizione nella massima categoria, resta uno degli esempi più emblematici di quanto possa essere devastante la mancanza di equilibrio economico, ma anche di come sia possibile ripartire e ricostruire.

 

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